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Autore Discussione: Terra all'orizzonte  (Letto 269 volte)
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Rox
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« inserito:: Luglio 05, 2007, 02:06:28 »

*OOC* Ecco il prologo per la prossima sessione. Messo a sé stante perché è lungotto. Non ci si aspetta che rispondiate (e non aspettatevi che noi si risponda ai vostri interventi...), ma se volete divertirvi... accomodatevi) *OOC*

La compagnia finita l’ultima missione e preso commiato con i vari popoli riprende il proprio cammino verso il sud per raggiungere nel più breve tempo possibile il portale che la porterà nuovamente nelle terre conosciute. Il portale viene riattivato senza difficoltà dai Rodani e dal monastero si levano molte mani in segno di saluto. Una strana sensazione pervade l’animo di molti ma è troppa la voglia di tornare a casa per stare a soffermarsi molto su questo sentimento.
Il passaggio avviene senza imprevisti e la compagnia si ritrova sull’isola dove sbarcarono quasi sei mesi fa.
Lentamente, dall'ampio cerchio magico iniziano ad emergere anche tutti gli alleati che la compagnia è riuscita a raccogliere in questi mesi.
Solennemente, con ordine, le schiere di Rodan, Ataras, Ninpha, Draconia ed infine Arthuria, escono dal portale e vanno a disporsi nella piana assolata che mesi prima la compagnia di Shyerm aveva lasciato senza la certezza di tornare...

La gente del luogo fugge terrorizzata di fronte ad una simile vista, pensando ad una invasione, ma ai dettagli diplomatici penseranno gli ambasciatori dei 5 popoli... adesso c'è ben altro a cui pensare.
Tutte le navi libere presenti al porto di Laduff vengono acquistate, e vengono assoldati numerosi lavoratori, mentre dal portale giunge altra manodopera di razze miste, e una gran queantità di materiali più o meno lavorati, legname, tele, corde, metalli...
C'è una flotta da costruire...

Le risorse dei popoli del nord sono sorprendenti, e tra gli imponenti macchinari degli atarassiani, la forza dei draconiani e le magie di ninpha e rodani, la flotta che porterà al sud più di 2000 soldati viene allestita in meno di un mese... durante il quale la compagnia ritrova il buon vecchio Paduick, rimasto in attesa del loro ritorno per tutto questo tempo, e la Phenorian, la velocissima nave che li aveva portati fin qui.

Una volta salpati, ciascun popolo sulle proprie navi (salvo poche eccezioni), le terre del nord vengono dimenticate ben presto... assieme alle loro bizzarre e spesso incomprensibili creature,  mentre i territori del sud si fanno sempre più vicini, e i ricordi di quello che al sud li attende i fanno sempre più vividi e pressanti.

Pressanti e cupi, come le nuvole che dopo un mese di viaggio si addensano all'orizzonte, presagendo tempesta.
Il fortunale non può essere evitato, il suo fronte è troppo ampio e la velocità con cui avanza, sospinto da forti venti, è alta.
La flotta si compatta, e si prepara ad affrontare la tempesta.

Seguono tre giorni di pioggia e sussulti, venti impetuosi che strappano vele e cordami, e onde alte quanto le navi più grosse... mentre cielo e mare si confondono in quella che sembra passare come un'unica lunga notte senza luna.
Ma la flotta resiste, e intervenendo con la magia dove necessario, i danni vengono ridotti al minimo: una delle navi più piccole è stata abbandonata e l'equipaggio portato in salvo sulle altre navi, mentre due galee sono state rese inservibili ma galleggiano ancora.
Il resto delle navi ha riportato danni molto minori: alcuni alberi sono stati spezzati, alcune vele sono da riparare, e parte del carico è finito in mare, ma le vite perse si contano sulle dita delle mani.

La Phenorian in particolare, forse grazie all'abilità del capitano Paduick, forse grazie ad una buona dose di fortuna, è praticamente intatta. Così, mentre la flotta approfitta della proverbiale "calma dopo la tempesta" per le riparazioni necessarie, viene deciso di mandarla in esplorazione, forte della straordinaria velocità, con un duplice scopo: ritrovare l'orientamento perduto triangolando la posizione attuale, e trovare un'isola, anche disabitata, dove poter raccogliere nuovi materiali e provviste.

Ed è di nuovo la fortuna (o forse il destino?) ad intervenire, conducendo la piccola nave nella giusta direzione: all'alba del secondo giorno di navigazione, al terzo cambio di rotta, il mozzo avvista una una striscia di sabbia all’orizzonte, e dall'alto della coffa inizia ad urlare "Terraaaaa.... Terraaaa...."
E il capitano, seguendo la direzione indicata, fa vela verso un’isola dalla fisionomia sconosciuta, che non ha mai visto su nessuna carta geografica...

Mentre la compagnia inizia a prepararsi, sul ponte subito si respira aria d'avventura!
« Ultima modifica: Luglio 05, 2007, 02:07:07 da Rox » Segnala al moderatore   Registrato
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