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Autore Discussione: Buongiorno guerra....  (Letto 222 volte)
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Pegasus
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« inserito:: Settembre 07, 2007, 03:08:28 »

Pagine tratte da diari di bardi di opposte fazioni:


Città di Nomadelfia – Regno di Falagarn
5 Settembre – Anno 147 della Nuova Era

Dai Diari del bardo Jelews Mendor:

“ L’Alba…
Un nuovo giorno…
Vili raggi di luce penetrano dalle fessure delle finestre.
Gli occhi ancora socchiusi, la bocca amara, una strana ed inquieta sensazione mi pervade….

Pochi attimi per ricordare, per riprendere il mio normale corso di vita, spentosi come ogni notte nel mio giaciglio.

Mi alzo, apro la finestra…  Il lieve ghigno del sole riporta la mia mente alla notte precedente….

Era passata da poco la mezzanotte quando il silenzio della mia casa fu interrotto da alcune grida.
Era la voce di Iolano, Cavaliere dell’Ordine della Spada Spezzata, accorso da me per comunicarmi gli ultimi esiti della guerra tra Falagarn e i regni nemici.

Lo feci accomodare in cambusa.
Il suo sguardo sembrava perso nel vuoto, come se i suoi occhi, in quei giorni di battaglia, avessero visto cose troppo inquietanti anche per un cavaliere dell’Ordine della Spada Spezzata.
Era di ritorno dal regno di Elinor.
Gli misi una mano sulla spalla, chiedendogli se aveva festeggiato nei giorni scorsi la caduta del regno di quei maledetti  elfi.
Il Cavaliere rimase per qualche istante immobile, per poi scostare la mia mano con un gesto repentino del braccio.
Mi disse che non c’era niente da festeggiare, mi disse che la caduta di Elinor era stata un costo alto per tutti. Aveva visto con i suoi occhi decine di villaggi elfici distrutti, dati alle fiamme, senza risparmiare le donne e i bambini che vi vivevano. Aveva visto gli eserciti di non morti avanzare verso i nemici e nutrirsi delle loro carni. Aveva visto la guerra, nuda e cruda, il suo dolore, la sua sofferenza…

Era un soldato che aveva perso completamente la via…
In nome della nostra amicizia, provai a spiegargli la situazione..
Gli riportai alla mente i motivi per cui combattiamo, gli riportai alla mente la profezia che aleggia sul destino di Falagarn…
Provai a spiegargli che la compagnia di Shyerm stava tornando dal nord con un’alleanza di nuovi popoli e che per contrastarli il nostro signore Ghalrys,  avrebbe dovuto giocarsi l’ultima carta segreta…quella definitiva, quella più oscura, quella che ci permetterà di conquistare anche Orrun.

Ma lui non mi ascoltava. Il suo sguardo era riverso All’altezza dei suoi piedi. Osservava i suoi stivali ancora macchiati di sangue degli orrendi elfi. Ripeteva solo una parola insistentemente, …. “Perché?...”

Gli rammentai tutti i 6 generali che guidano i nostri eserciti. Gli parlai di Lytania, Mekrorr, Alian, Reptyle,  Kendra e Kron del loro coraggio e della loro devozione per il nostro signore.

Ma fu tutto inutile…

Un uomo perso, pensai inizialmente, ma vedendo cadere inesorabilmente alcune lacrime, mi convinsi che davanti a me non c’era più un cavaliere devoto a Falagarn e che il suo destino era ormai ineluttabile.


La guerra va vinta con determinazione. Gli eserciti di Falagarn non possono avere dei pentiti tra di loro.

Osservo il corpo di Iolano a terra, riverso sul pavimento. La notte scorsa ero talmente stanco da non disfarmi neppure del suo cadavere.
Raccolgo il pugnale con soddisfazione e mi avvicino alla finestra.

Un manipolo di soldati corre lungo il vicolo in direzione della Caserma.
Probabilmente si stanno organizzando per una nuova offensiva.

Sposto lo sguardo verso il sole che sta sorgendo….  Lo osservo attentamente e sul mio volto si dipinge un sorriso beffardo, mentre scandisco alcune inesorabili parole:

Buongiorno...   Buongiorno Guerra…
« Ultima modifica: Settembre 07, 2007, 03:11:44 da Pegasus » Segnala al moderatore   Registrato

Rox
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« Risposta #1 inserito:: Settembre 23, 2007, 11:35:50 »

Primo giorno di Settembre – Anno 147
Regione sud occidentale di Elinor, presso i confini di Orrun.


Questa sarà l'ultima pagina del mio diario...
Non so neanche se avrò la forza di riempirla per intero, ma fin quando riuscirò a tenere gli occhi aperti e stringere questa piuma, continuerò a scrivere.
Non so se qualcuno lo troverà mai, o se cadendo nel fango - questo fango scuro, fatto di terra, acqua e sangue - diverrà illeggibile, ma è mio dovere commentare fino alla fine le atrocità che ho visto in questa guerra.

Vi racconterò di questa guerra, un'ultima volta, ma stavolta vi racconterò la guerra vera... perché quella raccontata nelle gesta degli eroi non lo è mai.
Noi bardi e cantori vi abbiamo sempre mentito, perché la guerra, quella vera, è sudicia è meschina, non è fatta di eroi in armature lucenti che si fanno strada a viso aperto tra le fila dei nemici.
Nella guerra vera si striscia nel fango, con le mani incrostate di sporco, e in bocca il sapore di terra e sangue. In guerra devi guardarti le spalle, perché sai che da là arriverà il nemico.
Nelle leggende e nei romanzi, nessuno ti racconta mai che alla morte di un uomo i muscoli perdono la forza, l'intestino si rilassa... e quando un corpo cade a terra senza vita spesso si sporca dei suoi stessi liquami.

Però è così che ho visto morire i miei compagni.
Tutti dal primo all'ultimo, ed è così che morirò anche io, tra poco... ai margini di questa foresta, immensa e bellissima... anche adesso che le fiamme la divorano.
Il sole morente all'orizzonte mescola il suo color cremisi al rosso del sangue e al bagliore delle fiamme... e non posso esimermi dal pensare che è uno spettacolo magnificente. Specialmente dopo tutto il dolore, dopo tutte le urla, dopo tutto il fragore della battaglia.
Poche ore fa questo luogo era pieno di vita. Una vita accesa e bruciante, in disperata difesa di quest'ultimo lembo di terra, centinaia di elfi, di umani, di nani ed altre creature, a combattere come fratelli contro un abominevole mostro e le sue schiere. Per ore abbiamo combattuto, facendo pagare al nemico ogni centimetro di questo sacro suolo... dove adesso regna solo il silenzio e il distante crepitio della foresta in fiamme.

Anche la mia lira giace, spezzata e muta, poco lontano da me. Si è sacrificata per attutire quell'ultimo colpo di ascia, per lenire quest'ultima ferita da cui lento e caldo geme il mio stesso sangue.
Questo tepore che pian piano mi inzuppa i vestiti mi rammenta dell'ultima notte passata davanti a un camino, a concertare disperati piani volti non alla vittoria... ma studiati soltanto per concedere alle persone care il tempo di fuggire: i nostri bambini, le nostre mogli e i saggi anziani... Affronterei la morte ridendo, se qualcuno adesso mi dicesse "Sono salvi. Chiudi gli occhi e riposa, Jeren... sono salvi. Lytania e Alian non li useranno come cavie per i loro esperimenti, nessun rettile schifoso si ciberà delle carni, e nessuno degli altri generali li farà morire schiavi in qualche buia miniera... ora chiudi gli occhi e riposa, Jeren..."

Mi basterebbe, per sentire meno il freddo che sale dagli arti inferiori.
Sarà il cuore che non ha più la forza di spingere il sangue, o è questo buio che avanza, ora che il sole è tramontato?
Ho freddo, e sono stanco. Adesso chiudo gli occhi un minuto, mi riposo solo un istante appoggiato a questo masso, poi riprendo a scrivere... sì...
Solo un minuto di riposo per Jeren...
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